Una serata all’AIB,

a cura di GIANDOMENICO CORTESE 

“L’infinito viaggiare”. Forse è un desiderio che sfiora l’utopia. Ma sono proprio le utopie ad infondere energia creativa, spinte vitali, fantasiose disponibilità per coraggiose avventure.

Avevo rafforzato quest’idea, qualche anno fa, quando i dirigenti dell’AIB, l’Associazione Interprofessionale Bassanese mi avevano coinvolto nell’impegno a scrivere un testo, la “storia” dei suoi primi 25 anni di attività, quella tensione – come si leggeva nello statuto costitutivo – a “sviluppare i rapporti tra i professionisti iscritti ai vari Ordini al fine di raggiungere una maggiore coesione ed unità di intenti culturali e sociali per migliorare la comunità” nella quale tutti noi siamo chiamati ad operare. Era stato un viaggio nel tempo e nei fatti, nella condivisione di un progetto sempre più allargato.

Mi aveva entusiasmato. In fondo, come quell’ “infinito viaggiare”, di cui parla ampiamente un saggio dello scrittore triestino Claudio Magris, il ricercare testimonianze, il riandare ad esperienze, il rileggere un diario di appuntamenti, era stato utile, appassionante stimolo di una riflessione sulla conoscenza, la dolce curiosità che nutre la mente, un desiderio di altre relazioni, oltre la quotidianità.

Lo avevo inteso come un ulteriore, emblematico momento di ricerca sulla realtà bassanese, sulla magia di un territorio, su quella strana bassanesità che avrei poi raccontato anch’io in un block notes di appunti, di corsivi sul nostro essere e sul divenire. E su questi temi, i medesimi argomenti, l’AIB mi avrebbe chiamato a dissertare in una splendida serata, alla vigilia di una nuova primavera, all’inizio di un suo nuovo anno sociale.

Il giocare col pensiero, l’usare il tempo per vagare da pensiero a pensiero, tra passato e presente è stato, e torna ad essere un esercizio vitale, ancor di più quando coinvolge ed è condiviso.

Sono grato doppiamente, quindi, all’AIB per avermi accolto ed avermi voluto a fianco, in quell’itinerario che è ricerca di qualcosa di cui ancora non si sa, nella consapevolezza di quello da cui si fugge.

Ma c’è di più. In questo ritorno tra amici, a riflettere, nel tempo in cui stanno per fiorire i ciliegi, nel vagare tra pensieri e desideri, opportunità e occasioni, su concetti fatti & rifatti, in austere dimore castellane, così da favorire e percepire lunghi orizzonti, la felice sorpresa: l’accoglienza nell’associazione anche della presenza femminile, il riconoscimento esplicito e palese che l’energia alle professioni diverse la forniscono i giovani e ancora una volta le donne.

Un nuovo ponte era stato gettato sul futuro, un’altra porta s’era aperta, ed io, da cronista, testimone dell’attualità, narratore dell’attualità ero ancora lì, a registrare un’altra storia, la nostra storia.